“Cose che avrei preferito non dire” di Cecilia Ahern _ Recensione

COSE CHE AVREI PREFERITO NON DIRE

di Cecilia Ahern

Casa editrice RIZZOLI
Anno di edizione 2012
Genere ROMANZO ROSA

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La vita di Lucy Silchester è perfetta: amore, carriera, soldi. Ok, fermi tutti, forse le cose non stanno esattamente così… Perché Lucy, quasi trent’anni e una istintiva avversione nei confronti della verità, ha fatto delle piccole, grandi bugie che ogni giorno inventa per se stessa e per gli altri uno scudo per proteggersi dalla realtà. Una realtà che, al momento, consiste in un lavoro più adatto a uno zombie che a un essere umano; un monolocale con la moquette così sporca da consentire di scriverci sopra senza rimorsi; un gatto ermafrodita e incontinente e un ex fidanzato perfetto che, piantandola, l’ha condannata al rimpianto e all’autocommiserazione. Fino al giorno in cui trova uno strano biglietto ad attenderla sulla soglia di casa. È l’invito a presentarsi a un colloquio esplorativo con un fantomatico quanto insistente personaggio che si fa chiamare Vita. Ad attenderla, in uno squallido ufficio che puzza di umido e di deodorante da quattro soldi, Lucy trova un uomo di mezza età malvestito e dall’aria stravolta. Che dimostra di conoscerla meglio di chiunque altro e si offre di aiutarla a essere finalmente se stessa. Chi è veramente quel tipo? Che cosa nasconde dietro i modi bruschi e l’irritante talento nel mettere a nudo ogni dubbio, debolezza, terrore che abbiano mai attraversato la mente di Lucy? Ma soprattutto, riuscirà Lucy, con o senza il suo aiuto, a ritrovare il coraggio di amare di nuovo?

Mi era già capitato di leggere libri della Ahern e, di solito, mi sono piaciuti tutti. Il suo stile narrativo è dinamico e squillante. Ha la capacità di scrivere romanzi originali e che, nell’affrontare tematiche anche più profonde, hanno la caratteristica di non pesare per niente e anzi di risultare sempre piacevoli e scorrevoli.
Questa storia l’ho trovata originale e “assurda”. Il personaggio di Lucy è molto divertente: una trentenne come tante con la paura del futuro e una vita incerta fatta di cose che non è sicura di volere. Il suo mondo sorge su tante piccole bugie che lei quotidianamente inventa per risultare più interessante, più brillante e per dare una scossa alla sua monotona vita da single. Il personaggio di “Vita”, un fantomatico life coach che dovrebbe instradarla verso la felicità aiutandola ad affrontare e ad accettare prima di tutto sé stessa, è straordinario! Proprio l’idea mi è piaciuta un sacco. Anche perché nell’assurdo della situazione, l’unica a sembrare a disagio in questo teatrino è proprio Lucy perché amici e parenti non sembrano per niente infastiditi da questo intruso (che è un uomo in carne e ossa). Uomo che ha la particolarità di migliorarsi (nell’aspetto fisico e nel carattere) man mano che migliora anche la vita della sua protetta. Una presenza così ingombrante da risultare quasi indispensabile tanto da condividere anche momenti molto intimi.
Mi sono molto divertita. Si parla di amore, di desideri, di obbiettivi. Della paura di mettersi in gioco e sbagliare, della solidità delle cose che ci appartengono e di come a volte preferiamo quelle sbagliate ma sicure a quelle ignote che prevedono uno sforzo di adattamento da parte nostra. Lucy rimane ancorata al sogno di un ex che non la merita e non riesce a vedere che invece l’amore è proprio lì, a un passo da lei. Una storia tutta al femminile ma che, credo, non vada disdegnata neanche da un pubblico maschile anche perché questa Vita è proprio personificata da un uomo che fa le veci di un Grillo Parlante a tutti gli effetti.
Le aspettative erano abbastanza scontate, conoscendo l’autrice e il genere letterario. Il finale, arrivati a un certo punto, non è difficile da immaginare ma non risulta né banale né fastidiosamente scontato. È semplicemente la giusta conclusione a una storia che non sarebbe potuta andare diversamente.
In alcuni momenti mi sono anche fermata a chiedermi chissà cosa direbbe a me la Vita se decidessi di darle ascolto come Lucy ha fatto nella sua occasione. Perché mettersi in gioco non è così facile o scontato, ci vuole coraggio e spirito di iniziativa e soprattutto capacità di adattamento!

VOTO 4.5

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