Una trilogia da togliere il fiato _ Recensione

È l’agosto del 1346, quando il valoroso Maynard de Rocheblanche, sopravvissuto a una disfatta militare, entra in possesso di una pergamena con un enigma vergato. Quell’oscuro testo fa riferimento a una reliquia preziosa, avvolta nel mistero, il Lapis exilii. Sono molti coloro che hanno interesse a impossessarsene, primi fra tutti un ambizioso cardinale di Avignone e il principe Karel di Lussemburgo, desideroso di farsi incoronare imperatore. Per non far cadere l’inestimabile documento in mani sbagliate, Maynard sarà costretto a fuggire. Si recherà prima a Reims, presso la sorella Eudeline, badessa del convento di Sainte-Balsamie, poi nell’abbazia di Pomposa. Proprio lì avverrà il fortunato incontro con l’abate Andrea e il giovane pittore Gualtiero de’ Bruni, insieme ai quali proverà a scoprire la verità sulla reliquia. L’unico a conoscerla, tuttavia, è un monaco dall’aspetto deforme, che ha carpito il segreto del Lapis exilii da un luogo irraggiungibile, il monastero di Mont-Fleur…

Avevo comprato questa trilogia durante la fiera del libro di Milano dello scorso anno nello stand della Newton Compton. Adoro la loro idea di vendere i libri in faldoni completi!

Mi è bastato leggere la trama per capire che la storia mi sarebbe piaciuta. Un thriller storico da mozzare il fiato, scritto bene e, soprattutto, mai banale. La cosa che odio di più nei libri è quando la voglia di coinvolgere un numero spopositato di personaggi, oltre a creare confusione nel lettore, ha la sola conseguenza di non render loro giustizia, dandogli poco spazio e un finale frettoloso. Marcello Simoni, che mi costringe ad andare a pescare tutti i suoi libri adesso perchè voglio leggerli assolutamente, è un maestro da questo punto di vista.

La storia, svoltasi tra il 1346 e il 1351, si dipana su un complotto ordito da un vescovo per impossessarsi di antiche e preziose relique che gli garantirebbero il trono pontificio. Non ha fatto i conti, però, con Maynard che venuto in possesso per puro caso di un fondamentale indizio, comincia la sua indagine. Ecco che quindi ci addentriamo tra la Francia e l’Italia medievali. Entriamo dentro abbazie e monasteri, scopriamo la passione dei mastri pittori e la fiducia della monache, ma anche l’intrigo, l’arroganza e la spietatezza della famiglia d’Este e della Santa Inquisizione. Tante storie in un’unica trama magistralmente narrata senza mai cadere di stile, senza mai esagerare i fatti rendendoli troppo cavallereschi. Ogni personaggio ha un profilo saldo e difinito, credibile e ben steso dall’inizio alla fine della vicenda. Niente è lasciato al caso e il finale racchiude tutto, senza forzature e senza chiusure frettolose come mi è capitato di leggere in altri libri.

L’unica nota negativa in questo barile di complimenti l’ho trovata nel terzo libro che si scosta leggermente dai primi due, allargando la trama ad un’altra vicenda che per quanto appassionante allontana un po’ dallo scopo iniziale. Ma è solo un mio gusto personale. Per questo motivo non gli do il voto pieno, ma poco ci manca.

Voto: 4,5

 

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