Prima di diventare mamma

Pensando al passato, non posso certo rimpiangere notti brave, sbronze epiche o viaggi intorno al mondo sacco in spalla.

Prima di diventare mamma ero una ragazza impacciata e mentalmente incasinata, con mille sogni per la testa e nessuna ambizione per provare a raggiungerli. Ero felice, certo. Felice di provenire da una famiglia normale, felice di avere una vita tutto sommato serena, felice di quei pensieri che col senno di poi mai avrebbero meritato l’appellativo di “problemi”. Felice della mia libertà: svegliarmi un po’ più tardi la domenica, dividere gli spazi di casa con mio marito incastrandoci come gli ingranaggi di un orologio perfettamente funzionante, decidere all’ultimo momento qualsiasi cosa, con la tranquillità di non dover dar conto a nessun’altro oltre noi due.

Poi quelle tacchettine rosse.

Assolutamente cercate e a lungo aspettate, quelle lineette hanno, nel giro del secondo più lungo nella storia del mondo, segnato una linea di confine. E il fatto straordinario è che quando mi sono ripresa dalla sorpresa, non ero già più quella di prima. In un attimo.

Ora, premesso che non sono qui ad insegnare niente a nessuno e che anzi ho ancora tutto da imparare, credo che qualsiasi donna, o molte dai per non generalizzare, abbiano almeno una volta nella vita immaginato questo momento.

Io, nel periodo in cui ancora stavamo cercando Sebastian, continuavo a guardare quei video su YouTube di donne incinte (quelle cose tipo “come cambia il corpo di una donna”, o “il viaggio del bambino nei nove mesi”) e di sorprese per dare l’annuncio al proprio compagno. Guardavo e piangevo, al chè non riuscivo più a vedere nulla, e mio marito era talmente esasperato da questa cosa che mi stava letteralmente ossessionando, che se non è scappato allora vuol dire che mi vuole bene sul serio.

Immaginavo tutti i nomi più impensabili, il corredino stile bambola di porcellana se mai fosse arrivata una femminuccia e tutte le mirabolanti avventure che invece avrebbe vissuto con suo padre se fosse stato maschio. E vuoi mettere i gemelli? Due, in un colpo solo! Magari di sesso diverso, oppure così uguali da non saperli distinguere. Ah e ovviamente in questo bellissimo quadretto familiare che aveva preso possesso del mio cervello, io ero una madre avvenente, mi ero ripresa dal parto in maniera sublime e radiosa dalla troppa gioia che la mia nuova super famiglia mi trasmetteva. Mi vedevo come una me che, adesso ne sono consapevolissima, non esisterà mai in questa parte dell’universo. Cucinavo le torte la domenica e le mettevo a raffreddare fuori dalla finestra mentre il profumo prendeva piede in tutta casa, facevo andare a scuola i bambini solo con merende da me prodotte con ingredienti biologici, li salutavo amorevolmente dal finestrino della macchina mentre salivano i gradini della scuola e poi sfrecciavo al mio lavoro favoloso.

Una volta finiti i vaneggiamenti e messi da parte i deliri da ormone impazzito, sono di nuovo lì davanti a quelle tacchette rosse con la realtà che mi aspettava paziente fuori dalla porta del bagno controllando l’orlogio e domandandosi quanto tempo pensavo di metterci ancora prima di uscire. Nel frattempo io ero tornata a respirare e mi ero fatta un cocktail di emozioni condito da una spruzzatina abbondante di lacrime che avevano preso la rincorsa e si erano lanciate dai miei occhi senza aspettare l’1,2,3.

Un’ultima cosa. Se avete al vostro fianco un uomo con la U maiuscolo il sentimento predominante sarà sicuramente la GIOIA. Quindi basta fantasticare perchè la realtà è sicuramente di gran lunga migliore. Godetevela!

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