Zuleika apre gli occhi di Guzel’ Jachina _ Recensione

Zuleika apre gli occhi

di Guzel’ Jachina

Casa editrice SALANI

Anno di edizione 2017

Genere ROMANZO STORICO

zuleika-apre-gli-occhiNell’immensa e sperduta tajga siberiana, dal 1930 al 1946, la storia individuale di una donna si mescola alla Storia mondiale. Zulejcha è una contadina insignificante, analfabeta, protagonista inconsapevole di eventi incredibili e capace soltanto di guardare con i suoi enormi occhi verdi una realtà sempre più complessa, sempre più sfuggente. Un racconto che non lascia spazio a moralismi, condanne esplicite, dita puntate. L’occhio calmo dell’autrice mette a fuoco gli eventi, lasciando che parlino da soli: la difficile vita di una donna in un villaggio contadino ai confini dell’Unione Sovietica, maltratta dal marito, condannata a vivere senza diritti, incapace di ribellarsi alla sua condizione; la follia del regime staliniano che colpisce tutti, senza troppe distinzioni; l’arrivo brutale dell’Armata Rossa, le violenze, gli arresti e le uccisioni, in nome di leggi, decreti e politiche inconcepibili per persone comuni, per il popolo; la dekulakizzazione, l’esilio coatto, gli stenti e la fame nella gelida Siberia. Eppure, in mezzo a tanto orrore, si mostra una piccola luce, un’umanità diffusa, la resistenza dell’uomo e la sua volontà a restare umano, là dove sembra non ne sia rimasta più traccia.

Generalmente quando un libro è ambientato in Russia o parla della Russia lo prendo per principio, diciamo che sono emotivamente coinvolta. Dopo aver letto e apprezzato “Il cavaliere d’inverno”, ho deciso di cimentarmi nella lettura di questo romanzo ambientato in un gulag siberiano prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. La trama è raccontata in maniera cruda, a volte violenta, senza lasciare niente di celato. Quasi un documentario. Parla di Zuleika, una donna che viene deportata insieme a centinaia di altri prigionieri e messa a lavorare in una landa inospitale con l’obbiettivo di essere rieducata dal regime. Ecco che impariamo a conoscere una manciata di personaggi così diversi ma accomunati dallo stesso destino e scopriamo quanto un paese si sia poi disinteressato dei suoi stessi cittadini.

Quello che mi è mancato in questo libro e che ho cercato fino all’ultima pagina è la storia d’amore. Sì, certo, assistiamo all’attaccamento viscerale che Zuleika ha per il proprio unico figlio, di come trascorra quindici anni a dedicarsi anima e corpo a lui. Ma la storia d’amore classica, qualcuno capace di risvegliare il sentimento non c’è. Non direttamente. Quindi questa cosa mi ha lasciato un po’ insoddisfatta lo ammetto. Ma forse è stato giusto così. Alla fine era tutto meno che un libro romantico. Probabilmente l’amore sarebbe anche stato fuori luogo, avrebbe rovinato una storia il cui scopo era documentare ciò che spesso è celato alle coscienze. Ecco quindi che con un finale assolutamente inaspettato e, purtroppo, aperto diventiamo spettatori di una scena che si è ripetuta infinite volte nel corso della storia. Ho chiesto a mio marito e poi cercato sulla mappa se la cittadina nata dallo sforzo di questi prigionieri esista davvero e sì, se cercherete anche voi, la si può trovare senza sforzo. Questa piccola scoperta, alla fine del libro, ha reso ancora più incisivo tutto quello che avevo appena letto.

Ho letto dalla biografia dell’autrice che ne sono stati comprati i diritti per il film (o telefilm) e che questo è il suo primo romanzo. Devo dire che come esordio merita il posto che si sta guadagnando.

VOTO 4

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