Come ho annunciato la gravidanza a mio marito (perchè un uomo non è mai pronto per certe cose!)

Ormai lo sapete, amo i libri e amo il mio Sebastian che zampetta per casa distruggendo tutto. Mesi trascorsi ad aspettare il suo arrivo, delusioni, sogni, speranze e poi la lieta novella.

Ma come sono andate le cose in realtà?

Ho avuto conferma che Sebastian si era trovato un posticino nel mio utero il 27 settembre 2016. Sì, dico conferma perchè io già lo sapevo! E non perchè avessi una palla magica attaccata al soffitto che mi proiettasse in luci psichedeliche le previsioni delle mie ovaie, come l’orologio elettronico proietta la sveglia dal comodino. La realtà è che mi ero ormai fatta una cultura talmente ampia di tutti i sintomi possibili e immaginabili che una donna dovrebbe soffrire quando è in dolce attesa, che per forza quella doveva essere la volta buona.

Mi spiego meglio. Credo non esistesse all’epoca più nessun sito di genere che io non avessi doverosamente scandagliato per trovare quello che stavo cercando. E ovviamente sintomi come “assenza delle mestruazioni” erano troppo banali per fare al caso mio. Io cercavo cose più estreme, più atipiche. Per esempio una mattina mi era sorto un’insospettabile brufolo sopra il sopracciglio sinistro. E se fosse stato un sintomo? Capite? Cose così. E non perchè io fossi improvvisamente ammattita (anche se probabilmente quella era l’impressione che davo a mio marito) ma perchè volevo godermi ogni singolo attimo e attendere il classico ritardo era un po’ come perdere tempo.

E quindi sapevo che puoi sentirti stanca, puoi soffrire di cali di pressione o svenimenti, può venirti il mal di testa, i crampi alla pancia, dolori muscolari e seno ingrossato, puoi avvertire un inspiegabile senso di fame così come perdere l’appetito e tutti gli altri sintomi che ne più ne meno puoi comparare con l’arrivo del ciclo. Grazie tante! Ce n’era uno però che mi dava da sperare: le perdite da impianto! Non sono mai stata un’orologio svizzero, ma non ho mai avuto neanche macchie sospette, così il mio cervello si era ficcato in testa che se all’incirca qualche giorno dopo la presunta ovulazione le mie mutandine avessero preso l’aspetto della scena del crimine di una puntata di CSI allora era fatta! Matematico no?

Adesso ve lo dico io cos’è successo in realtà, perchè se c’è una cosa che ho imparato col senno di poi è che niente meglio del tuo corpo può darti segnali e che puoi vagare nei meandri del web quanto ti pare ma se sei distratto e il tuo corpo ti parla, be’.. problema tuo se non hai recepito il messaggio!

A settembre stavamo lavorando a un progetto, ero fuori casa fino alla sera tardi, turni serrati e un sacco di gente intorno. Bello, tutto molto bello, stressante anche, ma soddisfacente. Non avevo tempo per deprimermi o pensare “chissà se questo è il mese buono” anzi, mi stavo quasi rassegnando a smettere di cercare di pianificare e controllare tutto e lasciare che il caso facesse il suo corso. Verso la seconda metà del mese ho cominciato a sentirmi male come se avessi l’influenza, cosa per me possibilissima perchè di solito sento gli sbalzi termici e quello era stato un settembre non proprio caldissimo. Fatto sta, però, che a parte una sonnolenza incredibile che mi faceva arrivare a fine turno distrutta, se qualcuno non mi conosceva bastava indicarmi come “la tizia col maglione” perchè in effetti avevo già fatto il cambio armadio e giravo con cardigan e fazzoletto a portata di mano. Ho subito pensato che forse lo stress mi aveva indebolita, che adesso appena quel progetto sarebbe finito mi sarei presa un paio di giorni per ristabilirmi, che non avevo tempo da perdere con un dannato malanno fuori stagione.

Be’, quando ho realizzato che ero in ritardo di otto giorni la consapevolezza mi ha colpita in pieno. Come le ciabatte della mamma quando ero piccola e me le tirava dietro se avevo fatto una stupidaggine. Ero incinta! Per forza! Nessun margine di errore questa volta.

E dato che il titolo dell’articolo è come io l’abbia comunicato a mio marito, vi dirò che avevo pensato un sacco di opzioni: nascondergli lo stic del test in una scatolina, comprargli una di quelle magliette carine a doppio senso, addirittura aspettare la prima visita ufficiale e poi mostrargli l’ecografie. Ebbene, sono uscita dal bagno, ho preso il telefono e gli ho chiesto se poteva tornare subito a casa (era uscito cinque minuti prima per tornare a lavoro dopo la pausa pranzo). Gli è bastato guardarmi in faccia.

-Sei incinta?- ha urlato.

Io ho annuito.

Lui si è immobilizzato per un secondo, poi si è passato la mano davanti al viso un paio di volte per trattenere le lacrime, mi ha abbracciata stretta mugulando frasi incomprensibili e poi ha detto:

-Be’, caspita, mi toccherà darci sotto con gli straordinari adesso-

E siamo scoppiati a ridere di gioia.

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