Il castello di vetro di Jeanette Walls _ Recensione

Il castello di vetro

di Jeannette Walls

Edizioni Piemme

Drammatico / biografia

2017

the-glass-castle-versione-italianaNessun bambino dovrebbe affrontare ciò che la mamma e il papà di Jeannette hanno fatto passare ai loro figli. Ma tutti i bambini dovrebbero avere una famiglia come quella. È il paradosso del vero amore. Anche se è imperfetto, ti salva. Seconda di quattro figli, Jeannette è cresciuta in una famiglia che oggi si chiamerebbe disfunzionale. Il padre, Rex, poliedrico, bizzarro e di grande intelligenza, non riesce a tenersi né lavoro né soldi per via dell’alcol. Perde al gioco e costringe tutti a una vita da nomadi per fuggire dai creditori. La madre, Rose Mary, artista e insegnante, è insofferente a qualsiasi responsabilità e sostiene che i bambini debbano cavarsela da soli, che si tratti di procurarsi il cibo, il necessario per scaldarsi o rammendarsi i vestiti per non andare in giro con i buchi. La quotidianità dei fratelli Walls è un bizzarro melange di meraviglia, funambolismo e tragedia: Rex si occupa dell’istruzione dei figli, insegnando loro geologia, astronomia e letteratura, con lezioni sotto le stelle, ma i fratelli devono imparare presto a proteggersi a vicenda e a tenere a bada l’incoscienza dei genitori. Eppure, nonostante Jeannette sin da giovanissima sapesse che solo volando via da quel nido poteva salvarsi, non ha mai smesso di pensare con affetto alla propria infanzia, ed è riconoscente nei confronti dei suoi imperfetti genitori perché le hanno fatto un dono prezioso: un amore incondizionato e la libertà.

Questo è forse uno dei libri più particolari che mi siano mai capitati tra le mani. L’ho letto a intervalli, il che significa che dopo i primi capitoli sono andata alla fine a leggere la parte dei ringraziamenti e ho scoperto che è una storia vera. La storia narra, in maniera romanzata ma autobiografica, la vita dell’autrice. E che vita. Seconda di quattro fratelli, costretta da una famiglia nomade a vagare per i vari stati americani alla ricerca di un posto che potesse valere il nome di “Casa”. Padre alcolista e madre sognatrice, entrambi incapaci di prendersi cura dei figli nella concezione comune del termine. I ragazzi sono lasciati allo stato selvaggio, obbligati a prendersi cura l’uno dell’altro e cavarsela da soli. Sempre. In perenne scarsità economiche, malnutriti e senza quasi accenno all’igiene personale, crescono in un mondo anaffettivo e complicato. Ecco, in tutto questo non posso dire che non mi sia piaciuto. Ne sono quasi rimasta affascinata. E ho provato un’alternanza costante di sentimenti per tutta la durata del libro. Ho adorato il modo in cui si spalleggiavano tra fratelli, la voglia di farcela anche da soli, ma ho odiato quelle strambe figure genitoriali che non hanno fatto altro che rovinare la vita dei loro figli perchè troppe responsabilità sono servite solo a farne degli adulti insicuri e incapaci di amare. Anche se economicamente e lavorativamente super affermati. E alla fine, quando i nodi cominciano a venire al pettine e si scoprono certe dinamiche i perchè si accumulano e ho chiuso il libro con una domanda che mi urlava nel cervello: Perchè far subire tutto questo ai propri figli? Quando si poteva evitare, ovvio.

Ve lo consiglio perchè comunque è un libro che fa riflettere, ha molti spunti su cui poter ragionare, anche paragonando la nostra vita, quella che siamo abituati a vivere e che immagino si scosti notevolmente da quella di questi personaggi.

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