“Paragon Hotel” di David Morrell _ Recensione

PARAGON HOTEL

di David Morrell

Casa editrice PIEMME
Anno di edizione 2007
Genere THRILLER

imagesIn un motel di Asbury Park, cittadina fantasma sulla costa del New Jersey, un gruppetto di archeologi appassionati di edifici abbandonati si prepara a penetrare nel Paragon Hotel, un tempo lussuoso e ricercato albergo, chiuso da decenni e destinato a essere demolito. Si tratta di un professor e di suoi tre ex studenti, due ragazzi e una ragazza. Li accompagna nell’esplorazione notturna un giornalista del New York Times. I cinque si infiltrano nell’albergo attraverso un tunnel sotterraneo. Polvere, ragnatele, cigolii, ombre, pavimenti che collassano, stanze che celano inquietanti segreti: i brividi sono come da programma finché i cinque non si accorgono che non sono soli e che i loro nuovi compagni non hanno le migliori intenzioni. E mentre i colpi di scena si susseguono a un ritmo sempre più serrato, il lettore scopre che i protagonisti hanno moventi e identità segrete e che fra i muri cadenti del Paragon Hotel si nasconde qualcuno che è capace di rendere la luce dell’alba un desiderio irraggiungibile.

Cercavo un romanzo da brividi e quando ho letto la trama di questo libro credevo di averlo trovato. La storia racconta di un gruppo di ricercatori che, insieme al loro professore universitario, visitano quelle che vengono definite “casa infestate”. Per questo capitano al Paragon Hotel, abbandonato da anni. Il tempo stringe, l’edificio sarà demolito, e loro hanno solo una notte per trovare quello che cercano. Invece la loro avventura diventerà presto un incubo perché sembra proprio che l’hotel poi così abbandonato non sia.
Ho trovato la narrazione incalzante e misteriosa quanto basta. Per lo meno nella prima metà del libro, si consiglia la lettura a luce accesa. Ognuno dei personaggi sembra portare con sé un mistero o un segreto che cerca di nascondere agli altri. Ognuno di loro è lì per un motivo preciso. Mi è piaciuta l’idea di attraversare l’hotel mantenendo la visuale reale, cioè non scoprire niente più di quello che i protagonisti vivono momento per momento. L’attenzione rimane alta e anche quel pizzico di brivido che rende il tutto credibile e ben scritto.
Il libro perde un po’ la corda verso gli ultimi capitoli, quando il mistero centrale viene svelato e c’è la corsa all’ultima pagina. Probabilmente il finale è quello più giusto, accetto la scelta dell’autore, anche se fa scemare un po’ quell’aurea horror che si era vissuta e palpata all’inizio del libro. Invece la particolarità di questa storia è proprio quella di rendere terrificante le cose reali senza andare a disturbare i morti.

VOTO 3

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