Libri che non mi sono piaciuti #2

La felicità arriva quando scegli di cambiare vita

di Raphaelle Giordano

Garzanti

Romanzo Rosa

2018

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Per il manager Maximilien Vogue la giornata è iniziata con il piede sbagliato. Sta di nuovo litigando con la bella Julie che ora, stanca delle continue discussioni, gli porge un volantino con la presentazione di un corso quanto mai insolito. Un corso tenuto da una donna altrettanto stravagante. Si chiama Romane e di professione combatte l’arroganza sempre più diffusa. È convinta che il mondo sarebbe un posto migliore se tutti praticassimo la gentilezza. Lei sa come insegnarla e offre un biglietto di sola andata per la felicità a chi sceglie di mettersi in gioco. Da buon scettico, Maximilien non crede a una sola parola. Ma poi, un po’ per gioco un po’ per curiosità, decide di iscriversi al corso. Dapprima i consigli di Romane gli sembrano semplici e banali. Eppure, a poco a poco, si accorge che dentro di lui qualcosa sta cambiando. Scopre che basta un piccolo gesto, ogni giorno, per ritrovare il piacere della condivisione e la bellezza della quotidianità: al mattino dedicare almeno un’ora a prendersi cura di un fiore o di un animale domestico; annotare quanti «grazie» riusciamo a dire prima di andare a letto; imparare a riconoscere e accettare gli errori commessi durante la giornata. E si rende conto che non c’è niente di meglio che trascorrere del tempo con gli amici e riprendere la buona vecchia abitudine di stringere la mano per ritrovare rapporti autentici e duraturi. Perché è solo mostrando il nostro lato più sensibile e attento alle esigenze degli altri che possiamo cambiare la nostra vita e raggiungere la felicità. Quella vera che, una volta trovata, non si può più dimenticare.

Questo libro mi ha delusa, ma probabilmente a causa delle aspettative troppo alte con le quali ho iniziato a leggerlo. Credevo fosse uno di quei romanzi introspettivi, dove attraverso le vicende del personaggio uno riesce a fare anche un po’ di analisi personale, magari prendere qualche spunto per migliorarsi nella vita, trovare una strategia per incamminarsi sul sentiero della felicità. Niente di più lontano. Il libro, bello il titolo e bella la copertina, altro non è che una storiella vista miliardi di volte, dove lei è la stereotipata divorziata americana appena uscita da una relazione che l’ha lasciata completamente ferita e insoddisfatta e cerca di migliorare la sua vita accanendosi nell’aiutare gli altri e lui è il prototipo dell’egocentrico maschio in carriera pieno di di soldi e belle donne che proprio di innamorarsi non ne vuole sapere. Indovinate come va a finire? Esattamente così, bravissimi! Per cui sì, se anche ho apprezzato l’idea di questa fabbrica della felicità che è più un esempio di come con inventiva e una buona dose di fortuna qualsiasi attività può trasformarsi in un qualcosa di retribuito, la storia in sè è povera e banale. Bocciatissimo!

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LA COPPIA DELLA PORTA ACCANTO

di Shari Lapena

Casa editrice MONDADORI
Anno di edizione 2016
Genere THRILLER

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Se la tua vicina ti dice di non gradire la presenza della tua neonata alla sua cena – niente di personale, intendiamoci – ebbene passi, semplicemente non sopporta i bambini che piangono. Esistono i baby monitor apposta, e sarà sufficiente controllare la piccola ogni mezz’ora, in fondo è soltanto al di là della porta accanto, nella sua culla. Ma se la stessa vicina si presenta vestita da mozzare il fiato, scollatura esagerata, pelle di porcellana, e non fa altro che flirtare per l’intera serata con tuo marito, fin troppo compiacente, allora la faccenda si fa irritante. Tanto vale tornare a casa dalla bambina. Che non è più nella sua culla. Che è scomparsa. L’inizio è quello di un giallo classico che, in poche pagine, eluderà però qualsiasi paragone. Quante cose il lettore crede di sapere e non sa. Quante volte sussurrerà “ho capito” e si dovrà ricredere. Un innamoramento al momento sbagliato, una coperta scomparsa, una telecamera che non funziona, un’altra che funziona troppo bene, il depistaggio di una mente malata, quello di una mente fin troppo sana, un gioco erotico che sfugge al controllo e un detective capace di mille ipotesi stravaganti che, guarda caso, trovano altrettante sinistre conferme: un’inesorabile discesa all’inferno nei segreti di una coppia, la percezione di un matrimonio che, da un vetro distorto, mostra il suo disegno invisibile e pauroso.

Questa è uno di quei libri che ti conquista da subito e ti delude miseramente sul finale. La cosa che mi ha catturato di più in tutte le sue pagine è stato lo stile narrativo. Il punto di vista è quello di più personaggi, ma la voce è in terza persona al presente, cosa che non ho trovato spesso nei libri e che se da una parte mi ha colpita e stupita dall’altra mi ha reso difficoltosa la lettura perché mi sono resa conto che spesso in maniera del tutto automatica e inconscia , trasformavo i verbi al passato per velocizzare la lettura. Un’altra particolarità di questo libro è che niente è dato al caso. La storia ruota sulla sparizione di una neonata, l’angoscia di una madre, le indagini di un detective e le bugie di un padre. Tutto bene orchestrato e spiegato capitolo per capitolo a noi lettori che vediamo nella mente e nelle azioni dei personaggi prima che vengano scoperte nella storia. Quindi noi sappiamo chi è il colpevole e perché prima che lo scopra il detective. E se devo essere onesta il perché era abbastanza intuibile se si presta attenzione ai dialoghi iniziali dell’interrogatorio dopo la denuncia di scomparsa.
Una storia plausibile, anche se poi si discosta dal thriller in sé, facilmente riscontrabile anche nella realtà di tutti i giorni. Un matrimonio pericolante, gravi problemi economici, lo stress, un tradimento. Tutti ingredienti che non serve un libro per immaginare. E fin qui tutto ok, la storia in sé va anche bene e si legge con piacere senza difficoltà. Quello che proprio non mi è piaciuto è il finale. Quando sembra che la crisi sia passata, tutto si sia messo a posto e anche il peggio possa essere dimenticato ecco che arriva il colpo di scena che per me non ha assolutamente senso! Il libro poi finisce con questo finale aperto che odio, a meno che non si tratti di una saga e quindi si sa che si potrà continuare nel seguito. Ma qui l’autore ha deliberatamente rovinato il finale con una stupidaggine che poi non ha voluto spiegare. Quindi tutto rimane aperto, in sospeso e senza spiegazione. In più il titolo “La coppia della porta accanto” è marginale dal mio punto di vista perché i due coniugi sì ci sono nel libro, ma non sono poi così cruciali nella storia se non nel finale dove vengono praticamente trascinati in scena brutalmente loro malgrado.
È un vero peccato quando i libri vengono rovinati in questo modo. Se la narrazione è buona, se la trama regge, perché distruggere tutto con qualcosa che non ha senso?

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UN AUTUNNO A PARIGI

di Veronique Olmi

Casa editrice PIEMME
Anno di edizione 2016
Genere ROMANZO ROSA

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Suzanne ha l’orecchio attento all’armonia della vita. È accordatrice di pianoforti da sempre, e da sempre sa ascoltare la cadenza delle giornate, il ritmo della sua stessa esistenza, le note sempre uguali dei suoi pensieri. Finché, un giorno, un incontro cambia tutto. Quel giorno di settembre, in cui Suzanne entra per la prima volta a casa di Serge, a Montmartre. È lì per accordare il piano di suo figlio. All’inizio, Suzanne e Serge non si accorgono l’una dell’altro. Ma poi una nota nuova e improvvisa sembra risuonare nell’aria. E i due, a poco a poco, pur essendo entrambi sposati, invischiati in altre vite, si innamorano. Al punto che Serge sceglierà di fare di Suzanne l’unica depositaria di un segreto terribile, legato alla sua infanzia, un segreto che gli avvelena la vita. Un amore impossibile, il loro, tormentato, destinato a finire. Eppure, un incontro che racchiuderà per entrambi il senso di una vita.

Comincio dicendo che questo libro mi ha messo ansia. Disagio. È un libro dalla narrazione particolare. Per tutte le pagine io ho percepito una sorta di fretta, di vergogna, di malessere. Si parla di tradimento. La storia è incentrata su una relazione clandestina tra due amanti con famiglia che si trovano a incontrarsi per caso e decidono di vivere questa bruciante passione che li coinvolge. Una di quelle passioni destinata a finire ma che sembra non esaurirsi mai tanto che alla fine si diventa quasi confidenti . Ci si apre come non si è mai fatto col proprio partner proprio perché di fondo non ci interessa del giudizio altrui. Ecco a me tutto questo non è piaciuto per niente. Questa vita parallela, questo crescendo di bugie senza senso. È stato un libro molto visivo.
Lo stile narrativo come ho anticipato poche righe fa, trasmette il tormento dei due protagonisti, ti crea un’angoscia interiore difficile da estirpare e che si dissolve solo a libro finito quando si capiscono i perché di tante cose e quando si mette un punto. Ho avuto l’impressione di leggere un libro in bianco e nero. Penso capiti un po’ a tutti di immaginare le scene di una storia man mano che le pagine scorrono, si visualizzano mentalmente i personaggi, si vivono le vicende. Ecco io tutto questo l’ho immaginato in bianco e nero. Era tutto privo di colore. Forse perché ho vissuto solo la parte negativa di questa loro passione. Per fortuna il libro non era lungo, così che l’ho potuto finire velocemente (io termino sempre un libro anche se non mi piace. Lo trovo rispettoso verso chi l’ha scritto.)

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GLI EREDI

di Wulf Dorn

Casa editrice CORBACCIO
Anno di edizione 2017
Genere THRILLER

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Robert Winter è uno psicologo. Interpellato per una consulenza da un detective che segue un’indagine, si trova di fronte al suo caso più difficile. La paziente è una donna traumatizzata, unica sopravvissuta a un evento misterioso avvenuto in un paesino di montagna. Ma si tratta veramente di una testimone o la verità è molto diversa? Perché nel bagagliaio della sua macchina la polizia ha fatto una scoperta terribile. La donna sembra impazzita, la storia che racconta sembra uscita dai peggiori incubi di uno psicopatico. Tocca a Robert scoprire la verità. Una verità difficile da immaginare…

Questo libro ha due caratteristiche principali. La prima è lo straordinario potere narrante che riesce a trascinarti in un vortice dal quale fai fatica a risalire. La seconda è la brutta caduta sul finale.
Ma andiamo con ordine.
La trama è molto interessante. Winter è uno psicologo costretto ad ascoltare gli apparenti vaneggiamenti di una donna che annuncia la fine del mondo e dice di parlare col bambino che porta in grembo. Un intero paese nascosto dalle montagne sembra sparito con tutti i suoi abitanti e la polizia cerca di indagare su che fine abbiano fatto tutti quanti. Laura è l’unica testimone, l’unica che può dire come stanno realmente le cose, peccato che sembra completamente uscita di senno. L’unica cosa certa è che aveva la nipotina morta nel bagagliaio della macchina. Ecco che insieme allo psicologo ascoltiamo Laura nel suo racconto confuso e a tratti incredibile trovandoci a un certo punto a chiederci se non stia invece dicendo la verità, se invece i pazzi siamo noi a non crederle.
Mi è piaciuto moltissimo lo stile narrativo. La storia parte come un horror fatto e finito. Ambientazioni cupe, personaggi che assumono improvvisamente e in maniera inspiegabile strani atteggiamenti, sensazioni di malessere senza una causa apparente, strane apparizioni e voci che perseguitano. Non vedevo l’ora di sapere anche io che cosa fosse successo a tutti quanti, chi fosse il pazzo omicida che aveva inscenato una strage o se invece fosse il libro che affrontata possessioni demoniache o qualcosa di simile (Laura continua a parlare di questa “presenza” che deve manifestarsi).
I personaggi sono ben spiegati. Principalmente si tratta di Laura, sua sorella e l’ex marito e la loro bambina che dall’inizio del libro sembra spiritata, priva di qualsiasi contatto col mondo, all’opposto di com’era sempre stata. Ecco che allora madre e zia cercando di fare qualsiasi cosa per capire se non sia tutta colpa del divorzio in corso. Invece si scopre che non è così.
Le mie aspettative sono state strangolate dalla piega che ha preso il libro. Una piega così inaspettata quanto assurda e incredibile. Ho letto gli ultimi capitoli scuotendo la testa. Preferivo la comparsa del Fantasma Formaggino a quello che è invece. È come se l’autore avesse voluto dare una super mega morale alla sua storia per farci aprire gli occhi sulle brutture del mondo. Della serie “svegliatevi, sciocchi, non vi rendete conto di quello che state facendo”. Mi verrebbe voglia di dire di più, di scrivere il perché di queste opinioni ma rischierei di rovinarvi la sorpresa. Una volta scoperto quello il libro non avrebbe più alcun senso. E se i più romantici magari si troveranno anche a farsi un esame di coscienza e a dare ragione al finale del libro, io mi sono trovata a chiuderlo profondamente delusa. L’ultimo capitolo poi, proprio le ultime righe, sono degne del peggior “Piccoli Brividi” che può leggere un bambino. Ed è un peccato perché l’autore ha molto talento e la lettura è davvero coinvolgente. Riesce a creare la giusta ambientazione, le giuste zone d’ombra in un crescendo di paura che rende il tutto realistico. Peccato.

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IO + TE. UNA TEMPESTA NEL CUORE

di Serena Arcangioli

Casa editrice ULTRA
Anna di edizione 2016
Genere YOUNG ADULT

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Arianna ha solo quindici anni, ma la vita la costringe ad affrontare problemi da adulta. Sola, in balia della corrente, deve trovare a ogni costo la forza per superare difficoltà, delusioni e dolori. Non ha altra scelta se non affidarsi a ciò che le dice il suo cuore, e andare oltre le apparenze, le regole e le proibizioni. L’amore per Riccardo le darà la forza di lottare per ciò in cui crede e la trasformerà finalmente in una donna. 4 milioni di follower si sono ritrovati in questo romanzo, perché parla di sentimenti veri e universali: amore, amicizia, gelosia e invidia.

Ho scelto questo libro sull’eco del successo avuto sulla piattaforma Wattpad dove ha preso vita. milioni di visualizzazioni, migliaia di followers, la vita per la Arcangioli cambiata per sempre. Per lei come per tante altre ragazze italiane che grazie al social per scrittori emergenti hanno potuto coronare il sogno di vedere la propria opera pubblicata da una casa editrice.
La trama è abbastanza scontata. Arianna è la classica brava ragazza del liceo circondata da amici e con una famiglia complicata alle spalle. Riccardo è l’esatto opposto e proprio per questo l’attrazione tra i due sarà inevitabile. Una storia tutta ambientata in Italia che all’inizio mi ha ricordato molto “3 metri sopra il cielo” di Moccia, che ho letto ormai un secolo fa. Solo all’inizio però, perché una volta che si prosegue nella lettura, una volta che la trama si dipana, i dialoghi si affacciano e i personaggi si scoprono be’.. si capisce che non è poi tutta questa gran cosa. E sì che Serena Arcangioli non è una teenager alla quale si potrebbero perdonare errori e cadute di stile per l’età acerba o inesperienza.
Lo stile narrativo è basso. Le descrizioni sono minime, i dialoghi poco credibili e a volte forzati. Non c’è spazio all’immaginazione e neanche alla fantasia. La storia non riesce proprio a coinvolgerti ne emotivamente e neanche da altri punti di vista. Ho trovato il tutto troppo esagerato fin dall’inizio. Arianna ha solo quindici anni! E d’accordo che le ragazzine di adesso non sono quelle di dieci anni fa, ma certe dinamiche sono davvero troppo esagerate e fuori controllo. Riccardo ha sedici anni e viene presentato come un latin lover datato, tutte le ragazzine muoiono per lui che ha solo da scegliere con quale passare la notte. Sarebbe stata una storia più credibile se fosse stata ambientata al college. Certe reazioni, certi ragionamenti e certe decisioni sarebbero stati più comprensibili. Ma i protagonisti sono davvero troppo piccoli.
I personaggi, appunto. Dai ragionamenti fatti, dai dialoghi scritti, dimostrano proprio l’età che hanno con l’unico difetto che poi vogliono “giocare a fare i grandi”: sesso, droga, notti brave, scazzottate e gelosie.
Le mie aspettative si sono abbassate dopo poche pagine. Ho intuito subito che il libro non mi sarebbe piaciuto. La trama è debole e scritta male, spero di non essere troppo dura. Su Wattpad il libro è unico, ma la casa editrice ha deciso di farne una saga che non leggerò, mi è bastato questo primo capitolo.
Purtroppo non posso che dare un voto bassissimo a questo libro (non alla scrittrice sia chiaro, sono sicura che se continuerà su questa strada migliorerà e arricchirà le sue narrazioni. C’è una prima volta per tutti) e dire che a me non è piaciuto. Forse se avessi dieci anni in meno o una figlia di quell’età potrei immedesimarmi meglio.

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