L’albero delle bugie di Frances Hardinge _ Recensione

L’albero delle bugie

di Frances Hardinge

Mondadori

Ragazzi

l-albero-delle-bugieFin da quando era piccola Faith ha imparato a nascondere dietro le buone maniere la sua intelligenza acuta e ardente: nell’Inghilterra vittoriana questo è ciò che devono fare le brave signorine. Figlia del reverendo Sunderly, esperto studioso di fossili, Faith deve fingere di non essere attratta dai misteri della scienza, di non avere fame di conoscenza, di non sognare la libertà.

Tutto cambia dopo la morte del padre: frugando tra oggetti e documenti misteriosi, Faith scopre l’esistenza di un albero incredibile, che si nutre di bugie per dar vita a frutti magici capaci di rivelare segreti. È proprio grazie al potere oscuro di questo albero che Faith fa esplodere il coraggio e la rabbia covati per anni, alla ricerca della verità e del suo posto nel mondo.

 

La storia di questo libro è ambientata nell’Inghilterra di metà ottocento e vede l’affacciarsi di moltissimi personaggi, più o meno principali, in grado di dare ognuno un contributo notevole alla vicenda.

Il titolo e la copertina scelti da Mondadori calzano alla perfezione. L’albero delle bugie è il vero protagonista di questo libro, è per colpa sua (o grazie a lui) che gli esseri umani sono spinti a compiere cose orribili in cambio di una ricompensa. Come fa Faith, la protagonista, che inscena un teatro di bugie solo per arrivare alla verità sulla morte del padre. L’atmosfera quasi fiabesca della copertina ci riconduce al fantasy, a cui questo libro appartiene, e alla narrazitiva per ragazzi.

Anche se ho due obiezioni in proposito: la prima è che la lunghezza consistente del libro non è approcciabile da tutti gli appartenenti a quella specifica fascia d’età, che magari vogliono letture veloci, accattivanti, istintive. La seconda è che la narrazione è così coinvolgente che il libro si adatta benissimo anche a un pubblico adulto e posso dire tranquillamente che mi è piaciuto.

La narrazzione in terza persona e al passato ha un buon ritmo, non ci sono capitoli riempitivi e sono gestiti bene tutti i personaggi che non si accalcano uno sull’altro in un’accozzaglia di nomi difficili da ricordare o da contestualizzare. La trama è ben sviluppata e mai banale fino all’ultima pagina.

E poi fondamentalmente questo libro è un giallo. L’indagine alla scoperta dell’assassino del padre è quella che accompagnerà Faith, e noi con lei, in tutta la storia. Il filo conduttore è coerente con le capacità investigative di una ragazzina di quattordici anni come Faith. Il ragionamento che ci accompagna a caccia di indizi non svela mai troppo, così che noi viviamo gli avvenimenti attimo per attimo, sbagliamo insieme a Faith e con lei rimaniamo ammutoliti alla fine di fronte alla verità. Le descrizioni sono ottime, aiutano a immedesimarsi perfettamente nel contesto socio politico del periodo.

Mi sono scontrata con la brutalità delle convenzioni sociali, invece. Il padre di Faith è un archeologo e un botanico e lei è cresciuta a pane e scienza, solo che in quanto donna è ritenuta fisiologicamente inferiore e quindi incapace di raggiungere il livello di comprensione di un uomo. C’è una scena in cui un altro professore le misura la circonferenza cranica e rimane stupito nel constatare che i numeri non sono quelli che si aspettava: il cranio di Faith, perfettamente normale, rientra nei parametri maschili dell’epoca e il dottore piuttosto che ammettere che sono tutte stupidaggini si scusa per la misurazione errata. Le donne dovevano solo occuparsi della casa e fare in modo che il marito non avesse alcuna preoccupazione tra le mura domesticche. Leggere, conoscere, studiare erano cose proibite perchè ritenute superflue (“Sei stupida perchè perdere tempo a provarci”).

Un’altra cosa che ho notato, poi, è il rapporto conflittuale che Faith ha con sua madre perchè non hanno modo di interagire. La donna presa dalle incombenze domestiche, da un marito ritirato e taciturno dedito al lavoro e completamente disinteressato a lei non ha tempo nè voglia di stare con la figlia, rispondere alle sue domande, coinvolgerla nella sua vita. Faith è in quell’età per cui non si può più considerarla una bambina, ma non la si può accettare ancora tra gli adulti e quindi è completamente insignificante. Al contrario Fatih ha un attaccamento, totalmente non corrisposto, verso il padre. Lo stesso uomo che non ha mai parole gentili verso la moglie e che vive solo per riempire la vita del figlio maschio Howard e farne l’erede.

Questa cosa mi ha ricordato il libro della settimana scorsa, “Un regalo per natale”, dove anche in quel caso era il padre la figura predominante a livello affettivo, la madre era un personaggio negativo o comunque conflittuale e come in questo libro c’erano stati dei bambini deceduti prima dell’arrivo della protagonista che hanno causato questo inaridimento di sentimenti da parte della mamma.

Consiglio questo libro perchè è un giallo veramente ben scritto. Se avete figli adolescenti che amano leggere sicuramente apprezzeranno la storia e sono sicura che piacerà anche a voi. Vi lascio il link del libro per accedere direttamente a Amazon, vi basterà cliccare sul titolo.

 

 

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