Il cuore degli uomini di Nickolas Butler _ Recensione

Il cuore degli uomini

di Nickolas Butler

Marsilio

Drammatico

il-cuore-degli-uomini.jpgNelson dorme da solo, nella tenda che lo ospita per la quinta estate consecutiva al campo Chippewa. Le sue medaglie da giovane scout, la bravura nell’accendere il fuoco, la straordinaria abilità con cui all’alba suona la sveglia con la tromba non sono il massimo per farsi degli amici, a tredici anni. Solo Jonathan, il ragazzo più popolare della scuola, sembra concedergli stima e attenzione; è l’unico a ricordarsi del suo compleanno, l’unico ad aiutarlo quando i bulli del campo vorrebbero vederlo annegare nella latrina. Nelson e Jonathan non possono ancora saperlo, sul finire di quell’estate del 1962, ma la loro amicizia sopravvivrà al tempo. Ai problemi in famiglia, alla durezza dell’Accademia militare, agli orrori del Vietnam. E più di trent’anni dopo, i due ragazzini del Wisconsin diventati ormai adulti si ritroveranno a discutere di lealtà e ipocrisia, di generosità ed egoismo, delle crepe del matrimonio e dell’abisso della guerra, davanti al figlio di Jonathan, Trevor, e a un numero di bicchieri di whisky di cui non è facile tenere il conto. Di padre in figlio, tre generazioni di uomini dovranno confrontarsi con gli equivoci del proprio coraggio e della propria vigliaccheria. E dinanzi alle sfide della vita, con le sue ambigue domande sul bene e sul male e i suoi falsi eroismi, nell’abbraccio di una natura primitiva e magnifica, sarà una lezione d’amore a illuminare il cammino, come quella lanterna che era l’ultima a spegnersi nella notte del campo Chippewa.

 

Salve lettori,

inizierò questa recensione tentando di essere il più imparziale possibile.

Questo libro è ambientato interamente negli Stati Uniti in tre periodi storici ben distinti. Infatti, come annuncia la trama, sono tre le generazioni che si susseguono nella narrazione. Partiamo nel 1962, continuiamo nel 1996 e finiamo nel 2019. Tre generazioni unite dai personaggi ma poi separate nella storia. Diciamo che è come leggere tre libri diversi.

Il punto comune di questo libro è il campeggio scout nel quale si svolgono gli eventi. Il lettore può tranquillamente rendersi conto di come col progredire degli anni gli ideali e gli obbiettivi cambino. Se prima gli scout venivano preparati a quella che poteva essere l’ennesima guerra di invasione americana, così com’è successo per il Vietnam ad esempio, si arriva poi a un ritrovo per ragazzini imbottiti dalla tecnologia e genitori che vogliono svagarsi dalla famiglia una settimana.

Ma cerco di centrare il punto.

Il primo libro ci racconta di Nelson, il trombettiere, cioè il ragazzino di tredici anni incaricato di pensare all’alza bandiera mattutina nel campo. Un ragazzino timido, insicuro, con un padre violento e insofferente che abbandonerà la famiglia, una madre succube che non riesce a instaurare un rapporto sano con lui che è costantemente preso di mira di bulli. Nelson subisce di tutto senza veri strumenti di difesa. Unica certezza che si impone di avere è l’amicizia con tale Johnatan (che poi amico di che? mi sono chiesta io), che ogni tanto prende le sue difese dopo essere stato la causa o il provocatore delle angherie da lui subite.

Nelson, poi, parte per il Vietnam, diventerà un soldato professionista, non si sposerà mai e tornerà a casa con l’idea di diventare il direttore del medesimo campo scout che frequentava da ragazzino.

Questo forse è stato l’unico tra i tre tronconi di libro che mi è piaciuto di più, seppur con le mie riserve.

Nel secondo libro conosciamo Trevor, il figlio di Johnatan, che deve partire per il campeggio scout di Nelson accompagnato dal padre che ne approfitta per fermarsi all’autogrill dove ha intenzione di presentargli l’amante. Ebbene sì, Johnatan che nel frattempo è diventato ricco sfondato, ha l’abitudine di tradire la mogliettina devota. Leggiamo quindi pagine intere su questo incontro ridicolo, imbarazzante anche, e vediamo un ragazzino di sedici anni messo di fronte alla verità senza possibilità di elaborarla. La cosa che mi ha disgustata di più in questa parte del libro è la povertà dei sentimenti che vengono descritti. Questo padre che non ha alcun rispetto per la famiglia, che non dà alcun valore a ciò che ha costruito con la moglie, nel frattempo a casa ad aspettarli ignara di tutto, che cerca di inculcare al figlio la debolezza insita nel genere umano. Trevor ha la ragazza, dice di essere innamorato di lei e Johnatan gli ride in faccia, gli dice che non si può parlare di amore a quell’età, che le donne deludono, che deve divertirsi. E ciliegina sulla torta, lo porta al night per fargli capire cosa offre il mondo. O meglio, il mondo al quale è abituato lui.

Nel terzo libro troviamo invece Rachel, la ragazza di Trevor (a dispetto del negativismo paterno i due si sono sposati) ormai vedova, che accompagna il figlio adolescente Thomas al campeggio scout e subisce le angherie maschiliste del gruppetto di padri accompagnatori che vedono la presenza di una donna come qualcosa di sbagliato, deviante e provocatorio.

Non c’è niente di positivo in questo libro. O meglio, i personaggi sono tutti negativi, tutti tristi, demoralizzati, passivi di fronte alla vita. Vedono solo i lati negativi e compiono tutte le scelte sbagliate possibili scaricando le proprie colpe sempre addosso a qualcun’altro. Una descrizione pessima del sogno americano, dell’americano in sè. Un campeggio scout descritto come luogo di pervesione, di gente il cui unico obbiettivo è infrangere le regole, darsi all’alcol e al sesso proibito, maltrattare i deboli e inventare menzogne. Se questo è uno spaccato reale, be’ c’è da avere paura sul serio considerando che i protagonisti sono tutti e tre adolescenti.

Posso dire che l’ipocrisia con la quale condiamo le nostre vite, che è ampiamente descritta in queste pagine, ha fatto sì che alla fine il libro mi piacesse. L’ho letto volentieri, volevo vedere come andasse a finire. Ma è anche vero che in sè non mi ha lasciato niente, se non forse la presunzione di essere leggermente meglio di questa gente, di avere ancora speranza nella mia vita. Un libro da non prendere sotto gamba ma che penso valga la pena di essere letto.

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