“Fine pena: ora” di Elvio Fassone _ Recensione

FINE PENA ORA

di Elvio Fassone

Sellerio editore Palermo

Saggio

fine-pena-ora.jpgUna corrispondenza durata ventisei anni tra un ergastolano e il suo giudice. Non è un romanzo di invenzione, né un saggio sulle carceri, non enuncia teorie, ma si chiede come conciliare la domanda di sicurezza sociale e la detenzione a vita con il dettato costituzionale del valore riabilitativo della pena, senza dimenticare l’attenzione al percorso umano di qualsiasi condannato. Una storia vera, un’opera che scuote e commuove.

 

“Fine pena: ora” è più un saggio che un romanzo. È stata la proposta del GDL di aprile e, sebbene quell’incontro poi sia stato rimandato, sono più che certa che susciterà un acceso dibattito a cui non vedo l’ora di partecipare. Ho bisogno di capire i perché di quelli che diranno che il libro è piaciuto.

Vi spiego.

Lo scambio epistolare tra Fassone e l’ergastolano pluriomicida Salvatore è sicuramente interessante, obbiettivo, una denuncia a una parte del sistema carcerario italiano e alle pecche che sempre più spesso la giustizia ha e che colpiscono i più deboli. Fin qui niente da dire, lettura piacevole, narrazione scorrevole, argomentazioni condivisibili o meno a seconda del proprio punto di vista e tanti saluti.

Vi chiedo scusa per lo spoiler che state per leggere, il romanzo mi ha in parte fatta molto arrabbiare, ma altrimenti non capireste il perché gigantesco del mio NO a questo libro. Mi sono anche chiesta che tipo di problema io abbia, forse non sono abbastanza empatica, forse la mia emotività è ancora soggiogata dal letargo invernale, perché non sono riuscita a commuovermi davanti alle sfortunate vicende di questo detenuto. Perché non ho sospirato rumorosamente leggendo di tutti i trasferimenti che ha dovuto subire negli anni, di come il suo umore sia precipitato col tempo, della difficoltà nel trovare qualcosa a cui aggrapparsi per dare un senso alla sua vita da recluso dopo che anche la fidanzata ha deciso di lasciarlo e rifarsi una vita. I tentativi di Salvatore di prendere la quinta elementare perché da dove viene lui i bambini vivono la strada non la scuola, i propositi per il corso di giardinaggio e poi quello di falegnameria e tutto il resto che condisce le vicende del protagonista di questo libro.

Be’ la risposta è molto semplice: non c’è una riga in tutto il romanzo in cui si dice che Salvatore sia PENTITO. Non una parola spesa per le vittime dei suoi omicidi, gente ammazzata a sangue freddo perché così è la legge del branco. Gente che non prenderà la quinta elementare o non lo vedrà fare ai propri figli. Gente che ha lasciato orfani e vedove alle proprie spalle e che non vengono neanche nominati lontanamente in questo libro denuncia. Perché Salvatore non è pentito. Salvatore ha ucciso e lo ha fatto di nuovo. Più volte. Consapevolmente. Quindi tutto il resto è solo conseguenza del suo male. Il tentativo di Fassone di sensibilizzare il lettore alla causa di questo poverino, con me è fallito.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...