Abbiamo sempre vissuto nel castello _ Recensione

Abbiamo sempre vissuto nel castello 

di Shirley Jackson

Adelphi

Horror

abbiamo-sempre-vissuto-nel-castello-1.jpgLa diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l’Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia.

 

Buongiorno lettori!

Questo è il libro scelto nell’ultimo Gruppo di Lettura (che purtroppo al momento è sospeso fino ottobre). Breve, rapido, si legge facilmente. Ho letto ottime recensioni e ottime presentazioni in proposito e non posso negare che mi ha subito incuriosito. Purtroppo, però, il finale mi ha lasciato con una certa dose di.. ansia.

Constance e Merricat abitano con uno zio invalido nella villa di famiglia e sono odiate da tutti perchè propri lì, sei anni prima, sono morti tutti i parenti avvelenati durante una cena. E sebbene Constance accusata del delitto sia poi stata assolta, rimane colpevole per la coscienza cittadina. Conducono quindi una vita quasi monacale, senza parlare con nessuno, senza vedere nessuno, creandosi e adattandosi a una routine che ha quasi del sovrannaturale. Merricat, infatti, mentre ci narra la storia dà chiari segni di squilibrio mentale. Quando il cugino Charles, attirato dall’ingente fortuna che sembra essere nascosta in quella casa, arriva a scombussolare le esistenze, apparentemente con l’intento di chiedere Constance in moglie, tutto precipita. Loro non sono abituate alla gente e la gente non è abituata a loro.

Il finale non ve lo dico, ma vi posso assicurare che questa storia è un crescendo di ansia e malessere, come quando vi sentite a disagio in una certa situazione, non potete evitarla e vi augurate solo che finisca presto e vi liberi dal tormento. Mi è dispiaciuto moltissimo per queste due poverette, anche se alla fine loro vivono benissimo e sono felici. Ma è una vita illusoria, una felicità che non esiste. E loro proprio non sembrano comprenderlo.

Stendo un velo pietoso sul comportamento della gente del paese perchè come al solito i pregiudizi sono più veloci dell’intelligenza.

 

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