Vera _ Recensione

Lucy e Everard sono una coppia improbabile nata per caso, accomunati dalla tragedia: lei rimasta orfana di padre a vent’anni, lui vedovo di moglie a cinquanta. Il loro dolore li unisce, li innalza a unici alleati, li avvicina fino a farli innamorare. E fin qui, niente di male. Peccato che questo libro nasconda ben altro.

Il malessere celato in queste pagina affiora in maniera così lenta, prima, ma così repentina dopo, che ti lascia quasi senza fiato. Perchè Vera, la moglie morta apparentemente suicidandosi, crea un’oscura presenza sulla coppia che sembra non voler andare via. E non intendo nel concetto di fantasma, non è un libro sul paranormale.

Siamo nel 1920, Lucy vive e cresce in simbiosi col padre, dove c’è lui c’è anche lei, frequenta le stesse amicizie, fa le stesse esperienze. Quando lui muore, lei si trova completamente spaesata, come se fosse appena venuta al mondo e si aggrappa con le unghie alla figura di Everard, unico uomo che in quel momento le porge la mano, prende in mano la situazione e promette di proteggerla. Più che un amore è un bisogno, una dipendenza, un’illusione. Lui è un maniaco del controllo, la manipola, le dice come pensare, quando e quanto. La costringe a riempirlo di promesse, a scappare con lui per sposarlo, a isolarsi da quel che resta della sua famiglia. E subito dopo le nozze, Lucy si rende conto che l’uomo di cui si è innamorata è perduto per sempre, sostituito da un aguzzino che non la lascia sola un secondo, le impedisce di avere pensieri suoi, di fare domande, di prendere iniziative. La porta a casa SUA e la trasforma in una bambola da spostare da una stanza all’altra, da intrattenere in camera da letto, da ascoltare mentre lo riempie di elogi e complimenti. Non può opporsi, Lucy, non le è concesso. Non può dire che una cosa non le piace o non la vuole fare, altrimenti offenderebbe suo marito. Anche se questo significa dormire nel letto appartenuto alla morta, sedersi a tavola con la sua gigantofrafia che troneggia dalla parete di fronte o sedersi a leggere nel salottino da dove lei si è gettata dalla finestra. E Lucy comincia a domandarsi come abbia fatto Vera a durare quindici anni. Qual era il suo segreto.

Un romanzo che, anche se datato, è di un’attualità sconcertante e come la cronaca non ha un finale. Perchè tutto quello che vi aspetterete, tutto quello che crederete possibile, tutte le domande che vi porrete giungendo all’ultima pagina… non avverranno.

Stupiti? Leggete il libro.

vera-60Una mattina d’estate del 1920 la giovane Lucy perde il padre in maniera inaspettata e a causa del tragico evento si ritrova sola e disperata, priva di ogni speranza per il futuro. È uno sconosciuto, incontrato per caso sulla soglia di casa in Cornovaglia, a destarla dal torpore che il lutto improvviso le ha causato: il legame con Everard Wemyss, quarantenne da poco rimasto vedovo, è immediato, e la condivisa afflizione per la recente perdita di una persona cara genera tra i due un’inattesa e confortante intimità. Quell’uomo che conosce appena, e che agli occhi di lei appare solido, genuino e premuroso, s’insinua nella quotidianità e nei pensieri della ragazza, afferrando con risolutezza le redini della sua vita. Ma il tanto atteso matrimonio con Wemyss sarà diverso da come Lucy aveva sognato e le mura della casa dove il marito la porterà dopo le nozze diverranno quelle di una lussuosa e tetra prigione le cui giornate sono scandite da illogici rituali, un luogo in cui Lucy non si sentirà mai davvero accolta e dove la prima moglie, Vera, morta in torbide circostanze, si rivelerà un’entità ancora presente e palpabile, capace di turbarla nel profondo.

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