Il dolce domani _ di Banana Yoshimoto _ Recensione

Prima di iniziare questa recensione devo fare una premessa: non avevo mai letto un romanzo di Banana Yoshimoto e ho pensato fosse arrivato il momento di iniziarmi a questa autrice famosissima per scoprire cosa nasconde la sua penna.
Non ho fatto grandi ricerche bibliografiche sul suo conto, ma come al solito mi sono affidata alla biblioteca. Ho aperto il catalogo, ho digitato il nome e fatto la mia selezione sulla base di cosa mi “dicevano” a istinto le sue opere.
Ecco come Il dolce domani è arrivato tra le mie mani. Adesso possiamo cominciare.

il-dolce-domaniTRAMA. Sayoko e Yōichi hanno avuto un incidente, lei è rimasta gravemente ferita, lui invece non c’è più. La loro era una storia bellissima, in cui la scarsa volontà di impegnarsi era compensata da un amore profondo e libero, e senza di lui Sayoko si sente vuota, o forse, come le dice l’amico okinawano Shingaki, deve solo andarsi a riprendere il suo mabui. È proprio la ricerca del mabui, di una cosa che somiglia molto all’anima e che Sayoko non sa nemmeno se la rivuole per davvero, il tema centrale di un romanzo che, con profondità e delicatezza, racconta il dolore e la rinascita di chi è sopravvissuto alla morte di qualcuno che amava. Ambientato fra i templi e gli onsen di Kyoto, con riferimenti a Frankenstein e agli zombie, Il dolce domani, scritto dopo l’incidente di Fukushima, sembra suggerire la nostalgia per ciò che si è perduto come mezzo per superare il trauma di aver vissuto il disastro di Fukushima e le sue conseguenze.

 

Questo romanzo è stato molto più complicato del previsto perché affronta una tematica così personale, delicata e scomoda, che si rischia di amarlo o odiarlo profondamente. Perdere l’amore della propria vita è difficile, se non apparentemente impossibile, da digerire, ma la Yoshimoto ce ne parla in un modo talmente ampio, che decine sono le immagini che si affacciano a questo romanzo e che lo rendono malleabile e adattabile alle varie coscienze. Il lettore non è la spettatore che accompagna una donna alla ricerca di sé stessa. Il lettore è colui che, attraverso la propria sensibilità, il proprio vissuto, il proprio passato, si impadronisce di un nuovo pezzo di sé.

Credo, e non è una colpa, di non aver avuto gli strumenti adatti ad affrontare questo libro. Sentivo che non stava “parlando a me”. Ho la fortuna di non aver mai, ancora, subito una perdita così straziante e logorante e quindi mi sono trovata spettatrice del dolore altrui, incapace di farlo mio e di elaborarlo. Ero quasi imbarazzata nell’assistere a questa rinascita, come fossi una spiona da buco della serratura. E mi sono chiesta più volte durante la lettura, se fossi stata dall’altra parte quanto di questo romanzo avrei letto e quando invece avrei smesso persa nel dolore e nella valle di lacrime che mi avrebbe sopraffatta. 

Probabilmente ho cominciato dal libro sbagliato. Ho fatto male a non farmi consigliare e proprio per questo chiedo anche a voi, se siete lettori di Banana Yoshimoto, di consigliarmi qualche titolo che valga la pena di essere conosciuto. Voglio rendermi conto se davvero posso avvicinarmi a quest’autrice o se la sua sensibilità è per me estranea. 

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