Dieci piccoli indiani e il mio primo incontro con la Signora del giallo

Ciao miei cari lettori

e benvenuti in questo nuovo anno che spero per noi tutti sarà degnamente meglio di quello appena passato.

Ho deciso di portare dei cambiamenti al blog e alla mia pagina IG. Cambiamenti che noterete col trascorrere degli articoli.

Agatha Christie, classe 1890, è un’autrice che ho sempre voluto leggere pur continuando a rimandarla. Mi è capitato tra le mani questo romanzo e, solleticata anche dai suggerimenti ricevuti su Instagram, dove Dieci piccoli indiani era sempre molto quotato, ho deciso di cogliere l’occasione e portarmelo a casa.

Ho capito subito che la definizione regina del giallo non cadeva a caso. In poco più di duecento pagine mi sono sentita trasformata da lettore in partecipante attivo all’indagine. Indagine quasi a senso unico.

Dieci personaggi, elencati e presentati in tutto il primo capitolo, vengono invitati da un mittente sconosciuto a trascorrere una breve vacanza nell’isola di Nigger Island. In questa casa sulla quale già aleggia il mistero su chi ne sia il proprietario, queste persone andranno incontro a morte certa. Sì, perché uno dopo l’altro in maniera scenografica e al limite del teatrale, verranno ammazzati da un assassino invisibile. E considerando che sono gli unici abitanti dell’isola, per forza di cosa il mandante è uno di loro.

In un crescendo di suspance e mistero, l’atmosfera passa dalla spensieratezza al macabro. Sospetti e paura da far uscire di testa anche il più saldo fra gli uomini, messo davanti all’inevitabile destino. Inutile dire che la cosa che subito cattura il lettore, oltre alla narrazione incalzante e mai divagante, è la necessità di scoprire in anticipo chi sia l’assassino e soprattutto chi sarà la prossima vittima. Inutile dirvi che io non sono riuscita in nessuna delle due cose. Non ho capito chi fosse l’omicida fino a quando Agatha Christie non me l’ha rivelato e non ho anticipato neanche la scaletta funebre, perché dipartiva sempre l’ultimo che pensassi.

Dieci piccoli indiani è il libro degno per cominciare a leggere quest’autrice, è un romanzo ideale per chi vuole approcciarsi al genere giallo in maniera pacata ed elegante. Un giallo classico, di altri tempi, dalla trama lineare, senza forzature né scene eccessivamente cruente, come ormai ci hanno abituato i thriller.

I personaggi sono descritti a tutto tondo, abbiamo modo di conoscerli, vederne le sfumature e percepirne il cambiamento. Siamo indirizzati dalla voce narrante a puntare il dito verso uno piuttosto che l’altro per poi vedere immancabilmente crollare le nostre supposizioni perché l’assassino sembra inarrivabile. È sempre un passo avanti a noi. Anche l’ambientazione mi è molto piaciuta, si è dato il giusto spazio alla scenografia – in questo caso la villa e la piccola isola. Un romanzo che si potrebbe definire visivo.

Ovviamente qualcosa che non mi è piaciuto c’è.

Come già detto, Dieci piccoli indiani si basa su un misterioso assassino che implacabile e inarrivabile si muove furtivo in mezzo ai personaggi. Quello che non mi è piaciuto è il modo in cui Agatha Christie lo rivela al mondo. L’ultimo capitolo, quello dei perché e dei per come, io l’avrei tagliato. Era già incredibile così. Un giallo apparentemente irrisolvibile anche dalla polizia, che viene svelato e reso “banale”. Ho avuto la sensazione che prova un bambino che, dopo aver visto con la bocca spalancata un numero di magia, viene poi a scoprire il trucco e capisce che in fondo non era niente di così incredibile. Questo è il finale di Dieci piccoli indiani: niente di incredibile. Un assassino con le sue ragioni, ma che nello spiegare il misfatto toglie tutta la magia di quello che era riuscito ad evocare agli occhi del lettore. E mi è molto dispiaciuto.

Se lo avete letto fatemi sapere cosa ne pensate e magari suggeritemi qualche altro titolo della Christie che valga la pena di essere letto.

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TRAMA: Una casa misteriosa su un’isola deserta, lontana dal resto del mondo. Dieci persone che non si sono mai conosciute prima, tutte accomunate da un inquietante passato, riunite sotto lo stesso tetto da una serie inspiegabile di inviti. Un’assurda filastrocca per bambini che ritorna ossessivamente, scandendo in maniera implacabile, come in un incubo, una serie di omicidi.

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